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venerdì 5 dicembre 2025

I MIEI LIBRI - 2025

IL DESERTO DEI TARTARI (2024) 

Adattamento a fumetti dell'omonimo libro di Dino Buzzati, che non credo abbia bisogno di presentazioni. Uno dei lavori più difficili da me realizzati (e credo che Pasquale Frisenda possa dire altrettanto), ha richiesto anni di gestazione, ma ha avuto un ottimo riscontro sia tra i lettori del romanzo che tra gli appassionati di fumetti. Presentato al Salone del Libro di Torino nel 2024, è stato ristampato quest'anno. Info per i collezionisti: l'unica differenza le sole differenze tra le due versioni consiste  consistono nella raffigurazione della mappa della fortezza nei risguardi della copertina e nel colore del dorso e della quarta di copertina. Color sabbia per la prima edizione (non più disponibile presso l'editore), celeste per la seconda. Il volume ha vinto due premi ANAFI, per la miglior pubblicazione a fumetti da libreria e per il miglior disegno. 

 

 

NATHAN NEVER - TERRE LONTANE (2023)

Il volume contiene la ristampa di quattro avventure del nostro agente Alfa ambientate in luoghi remoti, lontano dalla metropoli.

Le belve è una storia molto dura, forse una delle più dure mai pubblicate sulla serie, ed è strutturata come un legal thriller: Nathan Never indaga su un crimine di guerra, una strage di civili compiuta da un plotone di soldati della Federazione nel territorio del Margine.

Le voci della città è un’avventura particolare. Nasce in uno scenario familiare ai lettori della serie (il Dirty Boulevard visto nel n.32), ma è composta da tre storie che, a dispetto del titolo, non si svolgono nella metropoli, e che non vedono Nathan protagonista. Una di queste storie non è completamente mia, perché è l’adattamento in chiave “futuribile” di un famoso racconto di Jack London, intitolato In un paese lontano.

Flashpoint è una delle storie a cui sono più affezionato. Indagando su una serie di attentati incendiari, Nathan si trova a rievocare alcuni fatti drammatici della sua infanzia nella valle di Gadalas. Una storia di quelle definite coming of age, a metà strada tra un classico-classico come Tom Sawyer e un classico moderno come Stand by Me.

Operazione Terra Mater chiude questa selezione di storie inusuali, invece, con un’avventura che rimette in scena dopo anni un personaggio fondamentale per la saga di Nathan, e a me molto caro: la procuratrice distrettuale Sara McBain. Una perfetta “chiusura del cerchio” per questo volume, dato che anche questa avventura si svolge nel Margine, così come Le belve.

I disegnatori di questo volume sono, nell’ordine, Stefano Casini, Onofrio Catacchio & Andrea Bormida, Guido Masala e Roberto De Angelis. 

 


NATHAN NEVER - DOPO L'APOCALISSE (2020)

Contiene la ristampa di quattro storie magnificamente illustrate da Giancarlo Olivares. La prima è una lunga avventura composta di tre episodi, 282 pagine in tutto. Racconta un momento particolare della storia di Nathan Never, un nuovo inizio dopo la sconvolgente avventura raccontata nei cinque episodi precedenti, e che aveva avuto un finale, appunto, apocalittico. Proprio per questo, nonostante la storia fosse molto drammatica e dovesse culminare con un addio, mi impuntai per scrivere un finale in qualche modo “positivo”, che lasciasse un buon sapore in bocca al lettore. Una curiosità: il vero addio in questa storia non è nel finale, ma prima. È l’addio definitivo a un personaggio “minore”, ma in qualche modo fondamentale, nella saga di Nathan Never. Per questo gli ho voluto regalare una uscita di scena solenne, che Olivares ha rappresentato con una tale efficacia da farmi provare una punta di rammarico per la mia scelta. La quarta storia del volume (Vittime e carnefici) non è scritta da me, ma da Riccardo Secchi, perfettamente a suo agio in quel mix di thriller e mood malinconico che è uno dei marchi di fabbrica della nostra serie.

 

 NATHAN NEVER - SEGNALI DALLO SPAZIO (2018)

Questo volume contiene la ristampa di quattro storie disegnate da Roberto De Angelis. 

Infiniti universi

Una storia celebrativa, pubblicata in occasione dei dieci anni di vita del personaggio, e basata sull’idea degli universi paralleli. Anche se non è affatto una storia ironica (al contrario, è piuttosto malinconica), è tutto sommato un modo complice di festeggiare il decennale della testata, strizzando l’occhio ai lettori affezionati. C’è il Nathan Never del presente (il presente di allora, 2001), il Nathan Never del passato, e un Nathan Never come sarebbe potuto essere. 

Segnali dallo spazio

L'inafferrabile - La torre dell'orologio 

Queste due storie trattano di alieni. Le avevo scritte sforzandomi, in qualche modo, di uscire da quel filone di detection che è la caratteristica del “mio” Nathan Never. Ma non amo quel tipo di fantascienza, e non considero queste due storie significative del mio modo di scrivere. Per fortuna Roberto De Angelis le ha disegnate in maniera spettacolare, in particolare quella intitolata Segnali dallo spazio. Perciò, probabilmente questo volume è più rappresentativo del suo talento che del mio.  

Anche se Caravan è una di quelle che chiamiamo “mini-serie” (uscì in edicola in 12 albi pubblicati a cavallo tra il 2009 e il 2010, per un totale di 1.128 pagine), è il lavoro a cui sono più legato. Una specie di autobiografia immaginaria, se vogliamo. È una serie diversa dai canoni che ormai chiamiamo familiarmente “bonelliani”, e in effetti ha intercettato una fascia di lettori diversa dal solito, che non segue abitualmente le nostre serie. Sono molto soddisfatto di questa edizione da libreria, che è riveduta e corretta rispetto alla pubblicazione mensile e ripropone tutte le copertine degli albi originali e alcuni schizzi inediti. E non solo: la prefazione sotto forma racconto, inedita, è a tutti gli effetti un “micro-sequel” della serie. Il mio unico rammarico è il formato non proprio agilissimo, due volumoni di circa seicento pagine ciascuno. Avrei preferito un’uscita distribuita in tre volumi di quattro episodi, ma mi dicono che questo formato “malloppo” è comunque gradito dai lettori. Non mi dilungo oltre, perché di Caravan ho già parlato ampiamente in questo blog, qui, e ovviamente nel blog dedicato alla serie, all’epoca. 
 
 
 
 
 
Questo volume è diverso dalle altre ristampe: ha la copertina cartonata ed è formato più grande (20 x 26,5 cm). Contiene la ristampa di un’avventura in due parti, uscita tra il 1992 e il 1993, a un anno e mezzo di distanza dall’inizio della serie. Ed è una storia fondamentale per il nostro personaggio. Vi si racconta infatti il suo passato e soprattutto quello che i manuali di sceneggiatura chiamano il fatal flaw, il difetto fatale che ha segnato la vita dell’eroe. Fin dall’inizio avevamo scelto di non calare subito tutte le carte e di svelare il passato di Nathan Never un po’ per volta. Cominciammo a farlo con questa storia, che per fortuna fu apprezzatissima dai lettori. Anche perché, per la prima volta nella storia della casa editrice, un protagonista dimostrava tutta la fragilità dell’uomo sotto la corazza dell’eroe. Illustrata da Nicola Mari, con un bianco e nero reso con maestria sorprendente per un autore così giovane, la storia è tuttora ricordata con affetto dai lettori "storici". E, per chi non avesse mai letto Nathan Never, potrebbe essere una buona introduzione al personaggio.  

 

mercoledì 13 maggio 2020

DIECI ANNI FA, CARAVAN



L'11 maggio del 2010 usciva in edicola il dodicesimo e ultimo numero di Caravan, a tutt’oggi il lavoro a cui sono più legato.

Editorialmente parlando, un decennio oggi equivale a un’era geologica. E considerate anche che l’idea della serie era stata approvata da Sergio Bonelli ben quattro anni prima, nel 2006.

All’epoca, per quanto Caravan non fosse la prima miniserie per la casa editrice, costituiva una novità assoluta. Era la prima miniserie che non avesse per protagonista un eroe, ma un "personaggio collettivo”: l’intera popolazione di una cittadina in fuga, guidata da militari verso una meta sconosciuta che avrebbe dovuto offrire rifugio da una minaccia altrettanto sconosciuta, secretata per motivi di “sicurezza nazionale”.

Una storia on the road di millecentoventotto pagine, divisa in dodici episodi e in continuity, per quanto spezzata da flashback e da flashback dentro i flashback, in una stratificazione di linee narrative certamente inedita per le pubblicazioni Bonelli (e, credo, con pochi precedenti anche oltreoceano). 


Una storia in parte “italiana”, nonostante la collocazione fisica negli Stati Uniti. I protagonisti principali erano i componenti della famiglia Donati: Massimo Donati, sua moglie Stephanie, i figli Davide ed Ellen, e un jackrussell terrier di nome Chip.

Una storia - l'unica, credo - in cui, pur non raccontando nessun fatto reale della mia vita, ho riversato molto di me, anche se non a livello strettamente autobiografico. Forse ho scritto una sorta di autobiografia del mio immaginario, a cominciare dalla passione per la musica. Caravan inizia con una citazione musicale nascosta (il calcio di rigore del piccolo Nino di De Gregori), e si conclude con una citazione esplicita (ovviamente, di Bob Dylan). Esattamente nel mezzo del racconto, nel sesto episodio, c'è il mitico concerto italiano di Springsteen del 1984 (che non ho visto, e che ha un ruolo cruciale nella storia dei Donati).

Ma in Caravan c'è anche il cinema: che si incrocia con i fumetti, tramite Dellamorte Dellamore, e che diventa protagonista nel secondo episodio, dove racconto a modo mio Easy Rider. E poi ci sono le due città che mi hanno adottato, Milano e Firenze.

Per il sottoscritto, scrittore né prolifico né (fino a quel momento) particolarmente veloce, quello di Caravan è stato uno sforzo mai sostenuto prima. Più di mille tavole ambientate in cinque decenni diversi, attraversati da una folla di personaggi e di relativi automezzi da distinguere uno per uno, affidata a uno staff di disegnatori da coordinare in ogni dettaglio, vista la stretta continuity del racconto. 

E non c’erano solo problemi organizzativi, ma anche quelli che riguardavano il contenuto delle storie. Sergio Bonelli, com’è noto, era tradizionalmente refrattario ad affrontare l’attualità e argomenti “divisivi” nelle sue pubblicazioni. Una cosa era inserire in una storia avventurosa qualche elemento realistico per definire un determinato contesto, altro conto era fare accenni espliciti alla storia recente, alla religione, e parlare di un argomento come il terrorismo.

Perfino le copertine presentavano un nodo da sciogliere, quello dell’assenza di armi e di qualsiasi situazione di tensione. L'editore era sconcertato: che cosa avrebbe potuto suggerire al lettore “bonelliano” una copertina con due ragazzi sotto un cielo in tempesta?



Copertine del numero 1 di tre diverse miniserie. 
Trovate le differenze...


Il problema ovviamente era aggirabile: negli episodi di Caravan le armi sono presenti, e in qualche caso fanno fuoco. Ma costruire le copertine sugli attimi più drammatici e/o violenti del racconto avrebbe significato ingannare il lettore.

Con Emiliano Mammucari, copertinista oltre che disegnatore, optammo per la massima trasparenza possibile. Ma d’altronde, per i lettori, l’assenza di elementi action dalle copertine era l’elemento meno “provocatorio” di Caravan


Riflessione col senno di poi: il cubo di Rubik, che nella storia avevo usato come metafora della misteriosa operazione Painted Sky, avrebbe potuto essere usato come metafora della serie.

La sfida al lettore era costituita dalla serie stessa: non esplicitamente avventurosa, e non dichiaratamente fantascientifica nonostante l’enigmatica premessa. Con lunghe sequenze di dialogo da racconto minimalista e con momenti thriller. Saga familiare, ma anche romanzo di formazione, il tutto narrato con uno zig-zag spaziotemporale tra luoghi e decenni diversi.

Caravan fu una serie apprezzata e detestata con pari intensità dai lettori, e generò lenzuolate di discussione sui forum, soprattutto per un finale che risultò spiazzante per l’epoca. Specifico “per l’epoca” perché oggi, dieci anni dopo, rileggere quei commenti sconcertati sembra un’operazione di archeologia della narrazione: le serie tivù ci hanno abituato a ogni sorta di contorsionismo narrativo spaziotemporale, e ormai i finali “spiazzanti” sono così frequenti che difficilmente spiazzano sul serio.

Metafumetto: il colonnello Warren si fa portavoce dei 
lettori nell'ultimo episodio di Caravan.

In ogni modo, visto che oggi si dibatte su haters e odio “da social”, vale la pena ricordare anche che accompagnai l’uscita della serie con un blog appositamente dedicato, e che i commenti furono sempre educati (nell’arco di dodici mesi, quelli che eliminai si contarono sulle dita di una mano). Forse fu solo fortuna. Forse fu il fatto che i social network allora non avevano la diffusione capillare di oggi. O forse, più semplicemente, fino a dieci anni fa vivevamo in un mondo non ancora completamente imbarbarito, chi lo sa.

Intanto, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta anche per la casa editrice, che ha pubblicato miniserie molto diverse fra di loro, rompendo il monopolio del bianco e nero e infrangendo il tabù del divieto all’ambientazione italiana (Il commissario Ricciardi, Mercurio Loi, Cani sciolti).

Dunque, oggi probabilmente Caravan non sconcerterebbe il lettore come allora. 

Concludo con qualche dato oggettivo. A un certo punto cominciò a correre sul web la voce che la serie fosse un fiasco. Non mi presi il disturbo di smentire. Non sono ossessionato dai tabulati di vendita. Ma se volete sapere come andò davvero Caravan, ve lo dico. Non fu esattamente un successo, almeno secondo le cifre a cui la casa editrice era abituata, ma non andò affatto male. Tirate le somme, la vendita media fu di 35/36.000 copie. Una cifra che oggi, per una miniserie, sarebbe da leccarsi i baffi.

Inoltre, Caravan si aggiudicò anche un paio di riconoscimenti fumettistici (uno a Lucca Comics & Games nel 2009 per le migliori sceneggiature, e uno al Cartoomics di Milano nel 2010, per le copertine di Emiliano Mammucari).

Fu pubblicata integralmente in Francia, dalle edizioni Clair de Lune, e in Serbia dalla Phoenix Press.

Nel 2014 la serie è uscita in libreria in una edizione riveduta e corretta, raccolta in due volumi che contengono sei episodi ciascuno.

Ancora oggi Caravan rimane una serie unica nella storia della casa editrice. E credo che resterà tale anche per me, frutto di un momento creativo probabilmente irripetibile. Il mio unico rimpianto è che i miei genitori non abbiano potuto leggerla. Ed è per questo che l'ho dedicata a loro.