A Lanusei, capoluogo con Tortolì della
provincia dell’Ogliastra, in Sardegna, ci sarà presto una piazza
dedicata a Renzo Tuveri. Se non conoscete questo nome, non
meravigliatevi. Renzo non è stato un politico, né un artista
illustre, né un campione olimpionico.
È stato, come lo hanno definito, “un
portatore di sorrisi e di gioia di vivere”. E anche, come ha
scritto un parente, “cosplayer della vita: carabiniere come il
nonno, maresciallo dell’Aeronautica Militare come lo zio, radarista
come il babbo. È stato Mirko dei Bee Hive (perché, come la
sorella, seguiva Kiss me Licia), e comparsa in un fumetto di
Tex Willer”. Appassionatissimo di musica, è riuscito a conoscere
alcuni idoli della sua infanzia, come Gino Santercole, e della sua
maturità (Cristiano De Andrè, quasi coetaneo).
Renzo era affetto da una forma di
nanismo rarissima: si contano solo 31 casi al mondo tra il 1950 e il
2010. Era nato quasi per miracolo: solo al momento del parto ci si
accorse che a un certo punto della gravidanza il feto aveva smesso di
crescere. E il piccino - che era piccolo davvero - fu battezzato il
giorno stesso della nascita, perché non si sapeva quanto sarebbe
potuto sopravvivere.
Era il 1966, un’epoca in cui la
disabilità era motivo di emarginazione, non di inclusione. Un
pericolo che l’affetto della famiglia e la solidarietà del paese
intero hanno ampiamente scongiurato. Renzo non ha vissuto una vita
lunga - avrebbe compiuto sessant’anni proprio oggi, 8 febbraio - ma
certamente piena, spinto dalla sua travolgente energia (unita a una
inarrestabile logorrea) e dall’affetto di chi lo circondava.
Il consiglio comunale di Lanusei, a
partire dal sindaco Davide Burchi, ha accolto all’unanimità la
proposta del capogruppo dell’opposizione Marco Melis di intitolare
a Renzo una piazza. Piazza del Fico, nel cuore del paese, diventerà
così piazza Renzo Tuveri. Meritato ricordo di un piccolo ometto (un
metro e quaranta appena) e piccola, grande storia di inclusione.
Renzo su un albo di Tex Willer (disegno di Mario Atzori)
Marayat Bibidh è una bellissima ragazza,
figlia di ricchi genitori del Siam. Trascorre l’infanzia in
Thailandia, e poi va a studiare in un prestigioso collegio in
Svizzera. Qui, a una festa, conosce un funzionario dell’Unesco, Louis-Jacques
Rollet-Andriane. Siamo nel 1948: Louis-Jacques è giovane, ha
trent’anni. Ma sono pur sempre il doppio di quelli di lei, che è
appena sedicenne. Questo non impedisce il colpo di fulmine. Nel 1956
i due convolano a nozze. Innamoratissimi e giovani, ricchi e spregiudicati, decidono di proporre a un editore un romanzo erotico.
Secondo
alcune voci, l’autore è il solo Louis-Jacques; secondo altre, i
due avrebbero scritto insieme. Ma poco importa: il romanzo esce
dapprima in una edizione semi-clandestina, anonimo e con una tiratura
di 500 copie. Quando però nel 1967 arriva la pubblicazione ufficiale
per la Grove Press, il romanzo è firmato dalla sola Marayat con uno
pseudonimo, Emmanuelle Arsan. Il titolo è semplicemente Emmanuelle.
La trama è lineare e vagamente autobiografica: una donna fa un
viaggio in Thailandia insieme al marito, con cui vive un menage di
coppia aperta, e inanella una serie di esperienze sessuali più o
meno trasgressive. Il libro desta scandalo, e con milioni di copie
vendute diventa presto un caso editoriale.
Nel
1968 Louis-Jacques è inviato dall’Unesco in Italia, e i giovani
Andriane frequentano gli ambienti del libertinaggio romano. Il loro
nume tutelare è il principe Dado Ruspoli, eccentrico aristocratico e
habitué
della via Veneto de La
dolce vita.
Marayat
- che parla cinque lingue - contribuisce anche all’edizione
italiana di Playmen
con
articoli e rubriche. Nel frattempo ha
lavorato anche come modella (per il pittore surrealista Pierre
Moulinier) e come attrice in due occasioni: nel film Quelli
della San Pablo
(1967) a fianco di Steve McQueen, e in un episodio della popolare
serie TV La
grande vallata.
Ma
il successo travolgente, arriverà alcuni anni dopo, nel 1974, quando
Emmanuelle
diventa un film, diretto da Just Jaeckin. Nel ruolo principale non
c’è - come sarebbe lecito aspettarsi - una bellezza esotica, ma
una ragazza olandese poco più che ventenne, Sylvia Kristel.
La locandina italiana del primo Emmanuelle
Sylvia Kristel
La
confezione elegante del film, che trascende la dimensione
pornografica (soft-core,
occorre precisarlo), attrae un pubblico vastissimo, genera dibattiti
(liberazione sessuale o mercificazione?) e, soprattutto, una serie di
lucrosi seguiti “ufficiali” e apocrifi (tra questi ultimi
spiccheranno quelli italiani; qui Emanuelle,
con una m
sola, è l’indonesiana Laura Gemser, già apparsa nel sequel
ufficiale Emmanuelle
2). Il
brand Emmanuelle
è un tocco di Mida che trasforma in oro anche il tema musicale del
film di Jaeckin, composto da Pierre Bachelet e Mervé Ray e reso
popolare in Italia dal sax di Fausto Papetti.
Nel
1976 gli stessi coniugi Andriane producono un altro film erotico,
Laure,
con protagonista l’attrice francese Annie Belle. Scritto (o quanto meno firmato) e interpretato (in un ruolo minore) dalla stessa Marayat,
stavolta col nome di Emmanuelle Arsan, il film è in realtà diretto
da Louis-Jacques e dall’italiano Roberto D’Ettorre Piazzoli. A
differenza del film con la Kristel, questa pellicola, funestata dai
contrasti tra il produttore Assonitis e Louis-Jacques (che ritira la
firma dal film), non ha grande fortuna. Non che importi molto:
Marayat continua a firmare libri, scritti da Louis-Jacques, che
presentano nuove eroine disinibite (Laure,
Néa
e Vanna).
La
saga cinematografica di Emmanuelle
prosegue con Emmanuelle
2 - L’antivergine (1976)
e
Goodbye Emmanuelle (1977).
E
nel 1978 arriva anche l’adattamento a fumetti del romanzo, a opera
di Guido Crepax.
Nei
primi anni Ottanta Marayat e Louis-Jacques sono in cerca di
tranquillità, e decidono di dare una svolta alla propria vita. Si
trasferiscono quindi in Francia, più precisamente in Provenza, in
una tenuta immersa nel verde subito ribattezzata Le
Chantelouve d’Emmanuelle. È
qui che la giornalista Bianca Franco intervista Marayat per
l’edizione italiana di Playmen,
rivelando una cinquantenne appagata, contenta di godersi il successo
di Emmanuelle
in mezzo alla natura e di cucinare personalmente i propri dolci
preferiti.
In
seguito, i coniugi Andriane chiamano in casa come segretaria Nitya
Phenkun, ex segretaria e amante di Louis-Jacques. Il rapporto di
lavoro si trasforma ben presto in un ménage
à trois, che
comunque rimane stabile anche dopo la nascita delle due figlie di
Marayat. Intanto, il personaggio di Emmanuelle
continua la sua corsa inarrestabile sugli schermi, compresi quelli
televisivi, con volti diversi: Monique Gabrielle, Natalie Uher,
Marcella Walerstein.
Nel
2001 una rara e terribile malattia autoimmune, che Marayat credeva di
avere sconfitto da ragazza, torna a colpirla. È la sclerodermia
sistemica, che le aggredisce le gambe, e l’unica maniera per
scongiurare il peggio è amputarle. Dopo l’intervento, Marayat è
costretta su una sedia a rotelle. Non più autonoma, costretta ad
affidarsi all’assistenza di una badante, Marayat si spegne nel
2005. I funerali si svolgono in forma privata, con la stessa
discrezione con cui Marayat aveva vissuto gli ultimi anni.
Louis-Jacques Rollet-Andrian non le sopravvive
a lungo. Scompare nel 2008, lasciando a Nitya Phenkun tutti
i diritti delle opere a firma Emmanuelle Arsan e le
Chantelouve d’Emmanuelle.
Messa
in vendita la tenuta, Nitya ritorna in Thailandia, là dov’era
l’avventura di Emmanuelle era iniziata... e dove, evidentemente,
non era destinata a finire. Emmanuelle è tornata sugli schermi nel 2024,
con l’omonimo film tratto dal primo libro della serie, diretto
dalla regista francese Audrey Diwan e interpretato da Noemie Merlant.