Ho ritrovato una vecchia recensione, scritta nei primi anni duemila, di uno dei più bei lavori di Bonvi.
A metà degli anni settanta il fumetto europeo è scosso da un sussulto d'orgoglio: si comincia a pensare che il fumetto non è più "roba da bambini", ed è degno di comparire sugli scaffali delle librerie senza sfigurare. Sergio Bonelli si lascia contagiare dall'entusiasmo e vara una collana di volumi eleganti, di grande formato e con copertina cartonata. La collana si intitola Un uomo un'avventura, e si regge su un'idea semplice quanto efficace: raccontare storie d'avventura con protagonisti di fantasia, sullo sfondo di eventi reali.
Gli autori contattati costituiscono il gotha del fumetto italiano, dai rappresentanti di quello che allora era chiamato "fumetto d'autore" (Pratt, Manara, Crepax, Toppi) ai più stretti collaboratori di Sergio Bonelli (Castelli, D'Antonio, Berardi & Milazzo...) Più, inaspettatamente, un autore umoristico: Bonvi. Cosa ci faccia il Bonvi in mezzo a tanti illustri rappresentanti del fumetto realistico avventuroso, non si capisce bene, a prima vista. Ma si capisce dopo avere letto il volume: perchè L'uomo di Tsushima non solo è uno dei più bei volumi della collana, ma anche una delle più belle cose mai fatte dall'autore delle Sturmtruppen, e zenith della prima fase della sua carriera.
