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sabato 29 agosto 2015

QUANDO BONVI RACCONTO' TSUSHIMA

Ho ritrovato una vecchia recensione, scritta nei primi anni duemila, di uno dei più bei lavori di Bonvi.


A metà degli anni settanta il fumetto europeo è scosso da un sussulto d'orgoglio: si comincia a pensare che il fumetto non è più "roba da bambini", ed è degno di comparire sugli scaffali delle librerie senza sfigurare. Sergio Bonelli si lascia contagiare dall'entusiasmo e vara una collana di volumi eleganti, di grande formato e con copertina cartonata. La collana si intitola Un uomo un'avventura, e si regge su un'idea semplice quanto efficace: raccontare storie d'avventura con protagonisti di fantasia, sullo sfondo di eventi reali.

Gli autori contattati costituiscono il gotha del fumetto italiano, dai rappresentanti di quello che allora era chiamato "fumetto d'autore" (Pratt, Manara, Crepax, Toppi) ai più stretti collaboratori di Sergio Bonelli (Castelli, D'Antonio, Berardi & Milazzo...) Più, inaspettatamente, un autore umoristico: Bonvi. Cosa ci faccia il Bonvi in mezzo a tanti illustri rappresentanti del fumetto realistico avventuroso, non si capisce bene, a prima vista. Ma si capisce dopo avere letto il volume: perchè L'uomo di Tsushima non solo è uno dei più bei volumi della collana, ma anche una delle più belle cose mai fatte dall'autore delle Sturmtruppen, e zenith della prima fase della sua carriera.

venerdì 10 luglio 2015

UN SETTIMANALE IRRIPETIBILE (2003)

Ripropongo qui uno dei vecchi articoli a cui tengo di più, quello sul Corriere dei Ragazzi. Lo scrissi nei primi anni duemila dopo avere letto un lungo e affettuoso amarcord di Alfredo Castelli, che di quel settimanale fu una delle colonne. 


Alfredo Castelli lo ha chiamato "il settimanale irripetibile". E non senza motivo: ci fu un periodo in cui i più grandi talenti del fumetto italiano lavoravano per la stessa pubblicazione: Il Corriere dei Ragazzi, su cui ogni settimana si alternavano le firme di Battaglia, Pratt, Bonvi, Alessandrini, Di Gennaro, Bottaro, Breccia, Chendi, Tacconi, Jacovitti e molti altri ancora. Una concentrazione di talenti che non si sarebbe mai più verificata nella storia dell'editoria a fumetti italiana. Come era stato possibile quel piccolo miracolo?

L'anno magico fu il 1972. Il Corriere della Sera era l'editore del Corriere dei Piccoli: un settimanale storico, nato nel 1908, che aveva pubblicato e continuava a pubblicare il meglio dell'illustrazione e del fumetto per bambini. Molti personaggi del Corriere dei Piccoli - come il signor Bonaventura, il sor Pampurio, Marmittone - erano entrati nella storia del costume. Ma quella, nel decennio dei settanta così gravidi di cambiamenti, era storia passata. Ora l'idea era di rivolgersi a un pubblico fatto non più di bambini. O comunque, di cominciare a trattare i bambini non come adulti sempliciotti, ma come gli adulti maturi di domani.

Già tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta il "Corrierino" (come era chiamato confidenzialmente Il Corriere dei Piccoli), diretto da Carlo Triberti, aveva pubblicato fumetti maturi (faccio un solo titolo: La Ballata del Mare Salato di Hugo Pratt). C'era un cambiamento nell'aria, e anche il mondo del fumetto ne prendeva atto. Per una di quelle combinazioni che capitano una volta nella vita, nei primi anni settanta si formò all'interno di una casa editrice una sinergia felicissima: quella tra un gruppo di professionisti preparati ed entusiasti del loro lavoro, e una dirigenza convinta della possibilità di fare dell'editoria di qualità per i ragazzi.