Benedetto sia il videoregistratore: nel 1990 mi permise di rivedere due film che avevo visto al cinema negli anni della mia adolescenza: Il cacciatore e Apocalypse Now. Non che il Vietnam mancasse dal grande schermo: alla fine degli anni ottanta il Vietnam era stato ampiamente sdoganato. Nel 1986 uscì Platoon di Oliver Stone, poi arrivò Full Metal Jacket di Kubrick (1987), Hamburger Hill di John Irvin, e, nel 1988, Saigon, scritto da Christopher Crowe e interpretato da Willem Dafoe, Gregory Hynes e Fred Ward. Solo che quest'ultimo non era esattamente un film bellico, bensì un vero e proprio poliziesco sullo sfondo di quella guerra.
Mi sarebbe piaciuto molto scrivere una storia del genere. Non potevo farlo su Nathan Never (allora ai primi vagiti). Forse su Martin Mystére, anche se il Vietnam non si prestava certo al tono ironico della serie di Castelli... però c'era anche Nick Raider, che era una serie poliziesca a tutti gli effetti.
Forse si poteva fornire a Nick Raider un passato da reduce... sarebbe stato interessante. Ma i conti non tornavano: ammettendo che Nick Raider avesse trentacinque anni nel 1990, allora doveva essere nato nel 1955. E perciò nel 1975, quando l'esercito americano lasciò definitivamente il Vietnam, doveva averne appena venti. Quindi non poteva avere preso parte al conflitto vero e proprio, che divampò alla fine degli anni sessanta. Ne parlai con Renato Queirolo, il supervisore della serie, e alla fine raggiungemmo un compromesso ragionevole: si poteva aumentare un po' l'età di Nick (senza specificarla al lettore) e ambientare la storia nel 1971. In tal caso, il nostro detective poteva benissimo essere in Vietnam come recluta.
Il primo problema era risolto. Il secondo, però, era trovare un'idea di partenza che non si limitasse a uno spunto estemporaneo per far partire il flashback, del tipo "A proposito, Marvin, ti ho raccontato di quando ero in Vietnam?". L'ideale era trovare un filo rosso tra passato e presente... magari un delitto che affondasse le sue radici nascoste in un lontano passato, una storia che si pensava finita vent'anni prima...
Non ricordo se fu proprio Renato a parlarmi di un film che presentava delle analogie con la trama del Saigon di Crowe: La notte dei generali, un giallo a sfondo bellico con Peter O'Toole, ambientato però durante la seconda guerra mondiale. Vidi anche quel film, e a quel punto, con un ricchissimo background alle spalle, stesi finalmente il soggetto.
Appena Renato lo lesse, mi telefonò sconcertato: "Ma tu non sai niente del Vietnam!".
Tenete a mente che in quegli anni stavo scrivendo le mie prime sceneggiature da solo (le prime le avevo scritte con Serra & Vigna): ero uno sceneggiatore implume. E al rimprovero di Renato ebbi una reazione di fastidio: non ne sapevo niente? Diamine, ma se da mesi non facevo altro che guardare film sul Vietnam!
Con molta pazienza (il che, trattandosi di Renato, è incredibile) il mio supervisore mi disse che avrei fatto meglio a leggermi un libro di storia, anziché guardare film.
Con molta pazienza (il che, trattandosi di Renato, è incredibile) il mio supervisore mi disse che avrei fatto meglio a leggermi un libro di storia, anziché guardare film.