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giovedì 3 dicembre 2015

THE INFIDEL (PIGMAN vs SUPERJIHAD) (2011)

In settembre è uscito, dopo un'attesa di due anni, il terzo episodio di The Infidel, fumetto "indy" di Bosch Fawstin. Lo recensii alla prima uscita nel 2011, ritenendolo imperdibile per due caratteristiche. Primo: è forse - anzi, quasi sicuramente - l'unico fumetto realistico/avventuroso dichiaratamente schierato contro l'Islam. Secondo: pur essendo un'opera "a tesi", è anche un ottimo fumetto, basato su una premessa intrigante e sostenuto da uno storytelling impeccabile. 


Killian e Salaam Duke sono due fratelli gemelli. Americani di origine albanese, sono entrambi mussulmani senza problemi fino all’11 settembre 2001. L’attentato alle torri gemelle li cambierà, in maniera radicale e irreversibile. Salaam diventa un sostenitore della jihad, mentre Killian si allontana dalla religione. E non solo: disgustato dal fanatismo islamico, realizza una serie a fumetti con un super–eroe, Pigman, che combatte ferocemente la Jihad…

giovedì 6 agosto 2015

COME STEVE JOBS HA ROVINATO I FUMETTI

Questo articolo è inedito, ma non nuovo. E' l'ultimo articolo che scrissi per il vecchio sito, e che poi, avendo deciso di chiudere il sito, rinunciai a pubblicare. Prende lo spunto da un acuto e divertente articolo del cartoonist Tom Pappalardo, uscito qualche anno fa. Pappalardo mostra come il progresso della tecnologia abbia portato alla miniaturizzazione della stessa... e abbia reso i fumetti molto meno spettacolari.


1967: la rappresentazione del computer nella fantascienza è Hal 9000 in 2001 Odissea nello Spazio. Ancora negli anni sessanta i calcolatori elettronici occupavano una stanza intera. Quale poteva essere lo sviluppo “futuribile” di questa idea? Quello mostrato da Kubrick: che i calcolatori occupassero uno spazio grande come una cattedrale. E invece, come sappiamo, nel mondo reale le cose sono andate in senso opposto. Oggi il computer è un rettangolo delle dimensioni di un quaderno, che tenete agevolmente in mano. Qual è lo sviluppo “futuribile” della situazione attuale? I chip sottopelle. L’invisibilizzazione della tecnologia. Quindi, la fine della fantascienza (almeno nel suo aspetto grafico).

Non a caso, attualmente, l’unico filone fantascientifico che offra al fumetto possibilità di invenzione visiva è lo steampunk. Nel campo della fantascienza “realistica” i videogiochi – costretti a tenere il passo con le innovazioni tecnologiche reali - hanno già fatto vedere di tutto. Mentre la tecnologia ottocentesca, “pesante” e barocca, riempie l’occhio e risulta ancora appagante in termini di spettacolarità. Sarà un caso, ma una delle ultime serie a fumetti di successo da noi è stata Greystorm.


Ma Steve Jobs non solo ha rovinato la fantascienza. Ha rovinato anche la rappresentazione del nostro quotidiano.

venerdì 10 luglio 2015

UN SETTIMANALE IRRIPETIBILE (2003)

Ripropongo qui uno dei vecchi articoli a cui tengo di più, quello sul Corriere dei Ragazzi. Lo scrissi nei primi anni duemila dopo avere letto un lungo e affettuoso amarcord di Alfredo Castelli, che di quel settimanale fu una delle colonne. 


Alfredo Castelli lo ha chiamato "il settimanale irripetibile". E non senza motivo: ci fu un periodo in cui i più grandi talenti del fumetto italiano lavoravano per la stessa pubblicazione: Il Corriere dei Ragazzi, su cui ogni settimana si alternavano le firme di Battaglia, Pratt, Bonvi, Alessandrini, Di Gennaro, Bottaro, Breccia, Chendi, Tacconi, Jacovitti e molti altri ancora. Una concentrazione di talenti che non si sarebbe mai più verificata nella storia dell'editoria a fumetti italiana. Come era stato possibile quel piccolo miracolo?

L'anno magico fu il 1972. Il Corriere della Sera era l'editore del Corriere dei Piccoli: un settimanale storico, nato nel 1908, che aveva pubblicato e continuava a pubblicare il meglio dell'illustrazione e del fumetto per bambini. Molti personaggi del Corriere dei Piccoli - come il signor Bonaventura, il sor Pampurio, Marmittone - erano entrati nella storia del costume. Ma quella, nel decennio dei settanta così gravidi di cambiamenti, era storia passata. Ora l'idea era di rivolgersi a un pubblico fatto non più di bambini. O comunque, di cominciare a trattare i bambini non come adulti sempliciotti, ma come gli adulti maturi di domani.

Già tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta il "Corrierino" (come era chiamato confidenzialmente Il Corriere dei Piccoli), diretto da Carlo Triberti, aveva pubblicato fumetti maturi (faccio un solo titolo: La Ballata del Mare Salato di Hugo Pratt). C'era un cambiamento nell'aria, e anche il mondo del fumetto ne prendeva atto. Per una di quelle combinazioni che capitano una volta nella vita, nei primi anni settanta si formò all'interno di una casa editrice una sinergia felicissima: quella tra un gruppo di professionisti preparati ed entusiasti del loro lavoro, e una dirigenza convinta della possibilità di fare dell'editoria di qualità per i ragazzi.

domenica 28 giugno 2015

GUIDA PER L'AUTORE BASTARDO cap. 3


7) TACETE LE VOSTRE FONTI DI ISPIRAZIONE

Occorre prestare particolare attenzione alle domande sulle fonti di ispirazione, soprattutto per gli sceneggiatori. In un mondo in cui le televisioni trasmettono ventiquattro ore su ventiquattro, e film e serie tivù hanno acquisito l’immortalità grazie al supporto magnetico e digitale, la fiction è diventata pane quotidiano dei vostri lettori. E il vostro lavoro, di conseguenza, è molto più difficile rispetto a quello dei vostri colleghi di trent’anni fa; soprattutto se scrivete fumetti seriali. Avete un bell’affannarvi a spiegare che tutto è stato già scritto, che da Shakespeare in poi tutte le trame non possono che ripetersi. Nessun lettore vi crederà mai. Un tempo bastava ammettere candidamente di ispirarsi a trame di film, romanzi, racconti, etc., invitando i lettori a coglierne la citazione. Ora non più. Quindi, non fatelo. Cioè, non ammettetelo. Continuate a fare esattamente quello che facevate prima, avendo l’accortezza di non ispirarvi a film o romanzi molto famosi, e abbiate il buonsenso di tenere la cosa per voi.

NOTA: Quanto sopra, chiaramente, non vale per i disegnatori. Nessuno troverà niente da ridire se copiate tale e quale un’illustrazione di Arthur Rackam. E del resto, i vostri lettori non sanno chi era Arthur Rackam.

8) FINGETEVI APPASSIONATI LETTORI DI FUMETTI

Non dite mai di non leggere altri fumetti, anche se, dopo una giornata di lavoro passata a scrivere o disegnare fumetti, la cosa più naturale del mondo è pensare a tutt’altro, e la semplice vicinanza di un albo a fumetti vi provoca un eczema. Darete fatalmente l’impressione di un vecchiaccio cinico disamorato del proprio lavoro. Ricordate: per i vostri lettori siete sempre “uno dei loro”. Dovete condividere la loro passione. 

giovedì 25 giugno 2015

GUIDA PER L'AUTORE BASTARDO cap. 2

Leggi il primo capitolo della Guida.

4) LISCIATE IL PELO ALL’EDITORE

Non siate mai parchi di lodi nei confronti del vostro editore. Anche se vi paga una miseria e in ritardo, anche se a malapena vi saluta quando lo incrociate negli uffici della casa editrice, anche se vi impone scadenze da catena di montaggio, l’editore è una sorta di benigno Mentore Supremo. Non smettete mai di ringraziarlo per avervi dato fiducia, anche se lo ha fatto obtorto collo, semplicemente perché altri autori interpellati hanno rifiutato quel lavoro, o perché siete il primo che è capitato a tiro al momento di varare un progetto, e lui poi si è pentito di avervelo affidato.

Date il meglio di voi nell’aggettivazione: l’editore è sempre “lungimirante”, “comprensivo”, “propositivo”, e ovviamente “intelligente”. Nei confronti del vostro progetto è chiaramente “entusiasta” e “lo ha sostenuto fin dall’inizio”. Come? “Generosamente”, è ovvio.

Suggerite implicitamente che gli Editori non pensano a guadagnare con i fumetti, ma che fanno quello che fanno per amore dell’Arte.

Lusingare l’editore non serve solo allo scopo di continuare a sfamarvi. Serve anche a far sì che i vostri lettori abbiano fiducia in una autorità sovrana che guida benignamente i nostri destini, e in maniera del tutto disinteressata. Per un curioso paradosso, più i lettori sono atei materialisti nella vita di tutti i giorni, più sono scettici nei confronti dei telegiornali, del governo e dell’autorità in generale, più sono propensi a credere ciecamente negli editori di fumetti.

mercoledì 24 giugno 2015

GUIDA PER L'AUTORE BASTARDO cap. 1 (2006)

Fino alla pubblicazione di Caravan nel 2009, in vent'anni di professione, le interviste che avevo rilasciato si contavano sulle dita di una mano. Quando leggevo interviste a fumettisti, spesso mi capitava di trovarle involontariamente esilaranti. Vedevo come i più abili davano sfoggio di grande creatività (forse ancora maggiore di quella presente nelle loro opere) nell'abbellire, tirare a lucido, enfatizzare o minimizzare, a seconda dei casi, i vari aspetti del loro lavoro. In sostanza, mentivano con la disinvoltura di un piazzista.

Discusse e sviscerate nelle interviste, storielline da nulla diventavano capolavori di portata shakespeariana. Pubblicazioni improvvisate erano spacciate per il frutto di macerazioni interiori e notti insonni, trascorse a cestinare una prima versione, poi una seconda e magari anche una terza, nella ricerca della perfezione. Il tutto condito da amarcord giovanili, liste di film, fumetti e dischi preferiti, considerazioni "filosofiche" sul medium, esternazioni sulla situazione politica e sui rapporti tra Stato e Chiesa.

Alla fine queste interviste si assomigliavano tutte. Erano così prevedibili che era possibile individuarne dei veri e propri tòpoi. Così misi in fila questi tòpoi sotto forma di decalogo, che chiamai "guida per l'autore bastardo". Per certi aspetti fu anche una sorta di self-training, in preparazione di future interviste al sottoscritto. 

Era il 2006, l'anno in cui fu approvato il progetto di Caravan.

Sono passati quasi dieci anni. Di interviste, adesso, ne ho alle spalle un bel po'. Non le rileggo mai, come non leggo più quelle dei colleghi. So benissimo cosa risponde l'oste quando gli chiedete se il suo vino è buono.

PS: il pezzo è molto lungo. Lo divido in tre post.




Se “fare i fumetti” è difficile, è altrettanto difficile gestire quello che c’è “intorno” ai fumetti. Le interviste, per esempio. L’approccio di molti autori alle interviste è sbagliato. Molti autori pensano che, se ben condotte, le interviste possano influire positivamente sulla propria immagine. Ed è vero, ma non nel modo che tutti pensano.

Le interviste sono utili soprattutto ai lettori, dato che apparentemente offrono un’immagine del mondo del fumetto “dal di dentro”. Niente di più sbagliato. Servono esattamente allo scopo opposto: permettere ai lettori non di conoscere la verità sul fumetto, ma di continuare a credere nella sua favola. Il loro scopo è portare i lettori in una dimensione “altra” in cui non esistono miserie quotidiane e i Buoni vincono sempre.

Se l’autore intervistato dimentica questo, qualsiasi tentativo di mettersi in buona luce fallirà clamorosamente. Prima ancora di preoccuparsi di fare bene il proprio mestiere, un fumettista deve imparare a “fare la cosa giusta” nelle interviste. Ma essere bastardi non è facile come sembra. Una certa spontaneità frutto dell’entusiasmo, la semplice fretta di levarsi dai piedi il fastidio dell’intervista, o, peggio, una esecrabile fiducia nel valore della sincerità (e nella comprensione del prossimo) portano alcuni autori a raccontare la verità sulla loro professione. Col solo risultato di alienarsi la fiducia dei lettori, o addirittura di provocare il loro risentimento.

Come evitarlo? Semplice. Osservando il seguente decalogo.

1) RACCONTATE LA VOSTRA “PRIMA VOLTA”

Fatevi chiedere dall’intervistatore qual è il primo fumetto che avete letto o che vi ha appassionato, e raccontate il vostro incontro con l’autore (o il personaggio) preferito con dovizia di particolari. Raccontate quanti anni avevate e dove eravate. Stabilite il setting: “Mi ricordo, era l’estate del 1984, ero al mare con i miei…”. Non importa se quell'anno non avete fatto vacanze e siete rimasti in città. In questo modo inserirete subito il lettore in un contesto ben riconoscibile. Raccontate perfino dell’edicola, ma non in maniera sbrigativa. Dilungatevi sulla difficoltà della scoperta.

Sbagliato dire: “Andai in edicola e comprai il numero 19 di Doomslayer

Corretto: “Andai in edicola e vidi, seminascosto dietro una copia di Fitness & Fatness, un misterioso albo con la copertina rossa, e una scritta gialla che non riuscivo a leggere interamente…”
Solo dopo potrete dire che era il numero 19 di Doomslayer. A questo punto, dateci sotto con la Scoperta, con la S maiuscola.