giovedì 22 gennaio 2026

LA VERA EMMANUELLE

Marayat Bibidh è una bellissima ragazza, figlia di ricchi genitori del Siam. Trascorre l’infanzia in Thailandia, e poi va a studiare in un prestigioso collegio in Svizzera. Qui a una festa conosce un funzionario dell’Unesco, Louis-Jacques Rollet-Andriane. Siamo nel 1948: Louis-Jacques è giovane, ha trent’anni. Ma sono pur sempre il doppio di quelli di lei, che è appena sedicenne. Questo non impedisce il colpo di fulmine. Nel 1956 i due convolano a nozze. Innamoratissimi e giovani, ricchi e spregiudicati, decidono di proporre a un editore un romanzo erotico.

Secondo alcune voci, l’autore è il solo Louis-Jacques; secondo altre, i due avrebbero scritto insieme. Ma poco importa: il romanzo esce dapprima in una edizione semi-clandestina, anonimo e con una tiratura di 500 copie. Quando però nel 1967 arriva la pubblicazione ufficiale per la Grove Press, il romanzo è firmato dalla sola Marayat con uno pseudonimo, Emmanuelle Arsan. Il titolo è semplicemente Emmanuelle. La trama è lineare e vagamente autobiografica: una donna fa un viaggio in Thailandia insieme al marito, con cui vive un menage di coppia aperta, e inanella una serie di esperienze sessuali più o meno trasgressive. Il libro desta scandalo, e con milioni di copie vendute diventa presto un caso editoriale.

Nel 1968 Louis-Jacques è inviato dall’Unesco in Italia, e i giovani Andriane frequentano gli ambienti del libertinaggio romano. Il loro nume tutelare è il principe Dado Ruspoli, eccentrico aristocratico e habitué della via Veneto de La dolce vita

Marayat - che parla cinque lingue - contribuisce anche all’edizione italiana di Playmen con articoli e rubriche. Nel frattempo ha lavorato anche come modella (per il pittore surrealista Pierre Moulinier) e come attrice in due occasioni: nel film Quelli della San Pablo (1967) a fianco di Steve McQueen, e in un episodio della popolare serie TV La grande vallata.

Ma il successo travolgente, arriverà alcuni anni dopo, nel 1974, quando Emmanuelle diventa un film, diretto da Just Jaeckin. Nel ruolo principale non c’è - come sarebbe lecito aspettarsi - una bellezza esotica, ma una ragazza olandese poco più che ventenne, Sylvia Kristel.

 Locandina italiana del primo Emmanuelle

 
 Sylvia Kristel

La confezione elegante del film, che trascende la dimensione pornografica (soft-core, occorre precisarlo), attrae un pubblico vastissimo, genera dibattiti (liberazione sessuale o mercificazione?) e, soprattutto, una serie di lucrosi seguiti “ufficiali” e apocrifi (tra questi ultimi spiccheranno quelli italiani; qui Emanuelle, con una m sola, è l’indonesiana Laura Gemser, già apparsa nel sequel ufficiale Emmanuelle 2). Il brand Emmanuelle è un tocco di Mida che trasforma in oro anche il tema musicale del film di Jaeckin, composto da Pierre Bachelet e Mervé Ray e reso popolare in Italia dal sax di Fausto Papetti.

 

Nel 1976 gli stessi coniugi Andriane producono un altro film erotico, Laure, con protagonista l’attrice francese Annie Belle. Scritto (o quanto meno firmato) e interpretato (in un ruolo minore) dalla stessa Marayat, stavolta col nome di Emmanuelle Arsan, il film è in realtà diretto da Louis-Jacques e dall’italiano Roberto D’Ettorre Piazzoli. A differenza del film con la Kristel, questa pellicola, funestata dai contrasti tra il produttore Assonitis e Louis-Jacques (che ritira la firma dal film), non ha grande fortuna. Non che importi molto: Marayat continua a firmare libri, scritti da Louis-Jacques, che presentano nuove eroine disinibite (Laure, Néa e Vanna).

 

La saga cinematografica di Emmanuelle prosegue con Emmanuelle 2 - L’antivergine (1976) e Goodbye Emmanuelle (1977). E nel 1978 arriva anche l’adattamento a fumetti del romanzo, a opera di Guido Crepax.


 
 

Nei primi anni Ottanta Marayat e Louis-Jacques sono in cerca di tranquillità, e decidono di dare una svolta alla propria vita. Si trasferiscono quindi in Francia, più precisamente in Provenza, in una tenuta immersa nel verde subito ribattezzata Le Chantelouve d’Emmanuelle. È qui che la giornalista Bianca Franco intervista Marayat per l’edizione italiana di Playmen, rivelando una cinquantenne appagata, contenta di godersi il successo di Emmanuelle in mezzo alla natura e di cucinare personalmente i propri dolci preferiti.

In seguito, i coniugi Andriane chiamano in casa come segretaria Nitya Phenkun, ex segretaria e amante di Louis-Jacques. Il rapporto di lavoro si trasforma ben presto in un ménage à trois, che comunque rimane stabile anche dopo la nascita delle due figlie di Marayat. Intanto, il personaggio di Emmanuelle continua la sua corsa inarrestabile sugli schermi, compresi quelli televisivi, con volti diversi: Monique Gabrielle, Natalie Uher, Marcella Walerstein.

Nel 2001 una rara e terribile malattia autoimmune, che Marayat credeva di avere sconfitto da ragazza, torna a colpirla. È la sclerodermia sistemica, che le aggredisce le gambe, e l’unica maniera per scongiurare il peggio è amputarle. Dopo l’intervento, Marayat è costretta su una sedia a rotelle. Non più autonoma, costretta ad affidarsi all’assistenza di una badante, Marayat si spegne nel 2005. I funerali si svolgono in forma privata, con la stessa discrezione con cui Marayat aveva vissuto gli ultimi anni. Louis-Jacques Rollet-Andrian non le sopravvive a lungo. Scompare nel 2008, lasciando a Nitya Phenkun tutti i diritti delle opere a firma Emmanuelle Arsan e le Chantelouve d’Emmanuelle.

Messa in vendita la tenuta, Nitya ritorna in Thailandia, là dov’era l’avventura di Emmanuelle era iniziata... e dove, evidentemente, non era destinata a finire. Emmanuelle è tornata sugli schermi nel 2024, con l’omonimo film tratto dal primo libro della serie, diretto dalla regista francese Audrey Diwan e interpretato da Noemie Merlant. 


venerdì 5 dicembre 2025

I MIEI LIBRI - 2025

IL DESERTO DEI TARTARI (2024) 

Adattamento a fumetti dell'omonimo libro di Dino Buzzati, che non credo abbia bisogno di presentazioni. Uno dei lavori più difficili da me realizzati (e credo che Pasquale Frisenda possa dire altrettanto), ha richiesto anni di gestazione, ma ha avuto un ottimo riscontro sia tra i lettori del romanzo che tra gli appassionati di fumetti. Presentato al Salone del Libro di Torino nel 2024, è stato ristampato quest'anno. Info per i collezionisti: l'unica differenza le sole differenze tra le due versioni consiste  consistono nella raffigurazione della mappa della fortezza nei risguardi della copertina e nel colore del dorso e della quarta di copertina. Color sabbia per la prima edizione (non più disponibile presso l'editore), celeste per la seconda. Il volume ha vinto due premi ANAFI, per la miglior pubblicazione a fumetti da libreria e per il miglior disegno. 

 

 

NATHAN NEVER - TERRE LONTANE (2023)

Il volume contiene la ristampa di quattro avventure del nostro agente Alfa ambientate in luoghi remoti, lontano dalla metropoli.

Le belve è una storia molto dura, forse una delle più dure mai pubblicate sulla serie, ed è strutturata come un legal thriller: Nathan Never indaga su un crimine di guerra, una strage di civili compiuta da un plotone di soldati della Federazione nel territorio del Margine.

Le voci della città è un’avventura particolare. Nasce in uno scenario familiare ai lettori della serie (il Dirty Boulevard visto nel n.32), ma è composta da tre storie che, a dispetto del titolo, non si svolgono nella metropoli, e che non vedono Nathan protagonista. Una di queste storie non è completamente mia, perché è l’adattamento in chiave “futuribile” di un famoso racconto di Jack London, intitolato In un paese lontano.

Flashpoint è una delle storie a cui sono più affezionato. Indagando su una serie di attentati incendiari, Nathan si trova a rievocare alcuni fatti drammatici della sua infanzia nella valle di Gadalas. Una storia di quelle definite coming of age, a metà strada tra un classico-classico come Tom Sawyer e un classico moderno come Stand by Me.

Operazione Terra Mater chiude questa selezione di storie inusuali, invece, con un’avventura che rimette in scena dopo anni un personaggio fondamentale per la saga di Nathan, e a me molto caro: la procuratrice distrettuale Sara McBain. Una perfetta “chiusura del cerchio” per questo volume, dato che anche questa avventura si svolge nel Margine, così come Le belve.

I disegnatori di questo volume sono, nell’ordine, Stefano Casini, Onofrio Catacchio & Andrea Bormida, Guido Masala e Roberto De Angelis. 

 


NATHAN NEVER - DOPO L'APOCALISSE (2020)

Contiene la ristampa di quattro storie magnificamente illustrate da Giancarlo Olivares. La prima è una lunga avventura composta di tre episodi, 282 pagine in tutto. Racconta un momento particolare della storia di Nathan Never, un nuovo inizio dopo la sconvolgente avventura raccontata nei cinque episodi precedenti, e che aveva avuto un finale, appunto, apocalittico. Proprio per questo, nonostante la storia fosse molto drammatica e dovesse culminare con un addio, mi impuntai per scrivere un finale in qualche modo “positivo”, che lasciasse un buon sapore in bocca al lettore. Una curiosità: il vero addio in questa storia non è nel finale, ma prima. È l’addio definitivo a un personaggio “minore”, ma in qualche modo fondamentale, nella saga di Nathan Never. Per questo gli ho voluto regalare una uscita di scena solenne, che Olivares ha rappresentato con una tale efficacia da farmi provare una punta di rammarico per la mia scelta. La quarta storia del volume (Vittime e carnefici) non è scritta da me, ma da Riccardo Secchi, perfettamente a suo agio in quel mix di thriller e mood malinconico che è uno dei marchi di fabbrica della nostra serie.

 

 NATHAN NEVER - SEGNALI DALLO SPAZIO (2018)

Questo volume contiene la ristampa di quattro storie disegnate da Roberto De Angelis. 

Infiniti universi

Una storia celebrativa, pubblicata in occasione dei dieci anni di vita del personaggio, e basata sull’idea degli universi paralleli. Anche se non è affatto una storia ironica (al contrario, è piuttosto malinconica), è tutto sommato un modo complice di festeggiare il decennale della testata, strizzando l’occhio ai lettori affezionati. C’è il Nathan Never del presente (il presente di allora, 2001), il Nathan Never del passato, e un Nathan Never come sarebbe potuto essere. 

Segnali dallo spazio

L'inafferrabile - La torre dell'orologio 

Queste due storie trattano di alieni. Le avevo scritte sforzandomi, in qualche modo, di uscire da quel filone di detection che è la caratteristica del “mio” Nathan Never. Ma non amo quel tipo di fantascienza, e non considero queste due storie significative del mio modo di scrivere. Per fortuna Roberto De Angelis le ha disegnate in maniera spettacolare, in particolare quella intitolata Segnali dallo spazio. Perciò, probabilmente questo volume è più rappresentativo del suo talento che del mio.  

Anche se Caravan è una di quelle che chiamiamo “mini-serie” (uscì in edicola in 12 albi pubblicati a cavallo tra il 2009 e il 2010, per un totale di 1.128 pagine), è il lavoro a cui sono più legato. Una specie di autobiografia immaginaria, se vogliamo. È una serie diversa dai canoni che ormai chiamiamo familiarmente “bonelliani”, e in effetti ha intercettato una fascia di lettori diversa dal solito, che non segue abitualmente le nostre serie. Sono molto soddisfatto di questa edizione da libreria, che è riveduta e corretta rispetto alla pubblicazione mensile e ripropone tutte le copertine degli albi originali e alcuni schizzi inediti. E non solo: la prefazione sotto forma racconto, inedita, è a tutti gli effetti un “micro-sequel” della serie. Il mio unico rammarico è il formato non proprio agilissimo, due volumoni di circa seicento pagine ciascuno. Avrei preferito un’uscita distribuita in tre volumi di quattro episodi, ma mi dicono che questo formato “malloppo” è comunque gradito dai lettori. Non mi dilungo oltre, perché di Caravan ho già parlato ampiamente in questo blog, qui, e ovviamente nel blog dedicato alla serie, all’epoca. 
 
 
 
 
 
Questo volume è diverso dalle altre ristampe: ha la copertina cartonata ed è formato più grande (20 x 26,5 cm). Contiene la ristampa di un’avventura in due parti, uscita tra il 1992 e il 1993, a un anno e mezzo di distanza dall’inizio della serie. Ed è una storia fondamentale per il nostro personaggio. Vi si racconta infatti il suo passato e soprattutto quello che i manuali di sceneggiatura chiamano il fatal flaw, il difetto fatale che ha segnato la vita dell’eroe. Fin dall’inizio avevamo scelto di non calare subito tutte le carte e di svelare il passato di Nathan Never un po’ per volta. Cominciammo a farlo con questa storia, che per fortuna fu apprezzatissima dai lettori. Anche perché, per la prima volta nella storia della casa editrice, un protagonista dimostrava tutta la fragilità dell’uomo sotto la corazza dell’eroe. Illustrata da Nicola Mari, con un bianco e nero reso con maestria sorprendente per un autore così giovane, la storia è tuttora ricordata con affetto dai lettori "storici". E, per chi non avesse mai letto Nathan Never, potrebbe essere una buona introduzione al personaggio.