venerdì 1 dicembre 2023

NAPOLEONE

No, il problema non è la mancanza della lezione di Storia. Anche se, affrontando un periodo storico non proprio remoto e ben documentato, qualche scrupolo di verosimiglianza e di contestualizzazione sarebbe meglio conservarlo. Comunque, potremmo anche dimenticarci che a Napoleone si deve il codice napoleonico (tuttora la base del diritto francese); che non bombardò le piramidi, ma fondò con un folto gruppo di accademici l’Institute d’Egypte; e che gli studi dell’Institute culminarono con la pubblicazione de La description de l’Egypte, all’epoca il testo più vasto mai pubblicato, opera ancora oggi fondamentale per l’egittologia. Potremmo anche dimenticarci che Napoleone era più giovane di Giuseppina; che non era il nanerottolo rappresentato nei libelli satirici, ma era alto un metro e sessantanove, perfettamente nella media dell’epoca. E che il Duca di Wellington – che non incontrò mai di persona – lo superava di soli cinque centimetri.

Insomma, potremmo dimenticarcele tutte, le falle storiche; potremmo, se non fossero colmate da Ridley Scott e dal suo sceneggiatore David Scarpa con materiale tutt’altro che avvincente. O, al limite, avvincente quanto poteva esserlo un libello satirico dell’epoca, realizzato al solo scopo di denigrare l’avversario. 

Perché il filmone di Scott in sostanza è questo: quasi tre ore di puro revanchismo made in UK, che riduce Napoleone a un omuncolo (fisicamente e metaforicamente), sbruffone, disempatico, narcolettico e imbranato con le donne, vincitore in battaglia non perché intelligente e competente, ma solo perché dotato del “fattore C”. Insomma, una figura simile al generale Custer imbecille e fanfarone rappresentato da Arthur Penn nel Piccolo Grande Uomo più che al condottiero che fece tremare i grandi imperi d’Europa.

Ma anche una lettura smitizzante, perfino dissacrante, risulterebbe efficace dentro una struttura narrativa compatta. Purtroppo non è questo il caso. Il film sembra non avere una visione narrativa d’insieme: il racconto procede in maniera ondivaga, per blocchi. A imponenti scene di massa – ancorché orchestrate in maniera iperrealistica e con indubbio gusto per l’affresco visivo – si alternano siparietti grotteschi, senza risparmiarci un Napoleone che si accoppia con Giuseppina come un coniglio, andando in meta dopo pochi secondi.  

Ma i problemi non consistono solo negli stridenti cambi di registro. Il primo problema è l’età di Joaquin Phoenix. Che, alla soglia dei cinquant’anni, rende perfettamente il declino dell’imperatore nella parte finale del film. Ma non può logicamente avere né il fisico né lo sprint del Napoleone ventiquattrenne che annientò gli inglesi nel porto di Tolone. Non è un handicap da poco, perché Napoleone si fece strada in pochi anni grazie al carisma della sua energia. E di questa non c’è traccia nella prima parte del film, in cui Phoenix deambula placido e sonnacchioso, tanto in battaglia quanto nelle stanze del potere.

Nessuna scena, poi, illustra il legame tra il generale e i suoi soldati. Tanto che alla fine, al momento del suo rientro in Francia dall’Elba, l’accoglienza entusiasta delle truppe risulta narrativamente incongrua. (E il paragone con Maximus che passa in rassegna la legione schierata nel Gladiatore è semplicemente impietoso).

La scelta drastica di Scott e Scarpa – amplificare all’estremo la solitudine di Napoleone, fare apparire il condottiero corso come un parvenu, un corpo estraneo all’apparato di potere francese – penalizza tutti i personaggi di contorno. A nessuno è concessa una battuta rivelatrice, uno spessore che vada al di là di una caratterizzazione “di servizio” semplicemente funzionale alla comprensione della trama. 

In pratica, è Vanessa Kirby nel ruolo di Giuseppina a reggere con Phoenix il peso del film. Una bella prova d’attrice, la sua, che riesce a dare consistenza a dialoghi che scivolano a tratti nel farsesco. Grazie, forse, anche una ritrovata voglia, da parte di Scott, di lavorare con le attrici dopo l’indimenticabile Thelma e Louise e il dimenticabile Soldato Jane. Ma per un film di questa portata è davvero poco da contrapporre alle lunghe scene di morte e distruzione. 

 

Non vorrei comunque dare l’impressione che Napoleone sia un film da liquidare con una scrollata di spalle. A ottantacinque anni suonati, Scott riesce a gestire set giganteschi con sicurezza e grande senso dello spettacolo. A tratti trova nel magma visivo qualche bella intuizione narrativa (Napoleone che fissa il volto della mummia è quasi un presagio sulla fine di ogni gloria terrena), e infine approda a un bell’epilogo coi tempi giusti, che ricorda la conclusione della saga del Padrino: l’unica occasione in cui, dopo due ore e quaranta, il regista regala allo spettatore un momento di empatia col condottiero francese.


 

lunedì 31 luglio 2023

L'OMBRA DELLA VENDETTA

Su Prime c’è un film piccolo piccolo (anche nella durata: 90 minuti scarsi), che non si è filato nessuno, e che merita una chance. Il titolo è L’ombra della vendetta (Five Minutes of Heaven, 2009). Si tratta di una produzione irlandese, probabilmente un ripiego per il regista tedesco Oliver Hirschbiegel (The Experiment, La caduta), dopo la travagliatissima produzione di Invasion, l’infelice remake de L’invasione degli ultracorpi.

La trama, ispirata a fatti realmente accaduti, è semplicissima: nel 1975, in una Belfast dilaniata dalla guerra civile, il protestante Alistair (Mark Ryder, I Borgia) uccide un ragazzo cattolico sotto gli occhi del fratellino Joe (il piccolo Kevin O’Neill, nel suo primo e finora unico ruolo cinematografico).

Trentatré anni dopo, nel 2008, un network televisivo offre ad Alistair (Liam Neeson) e a Joe (James Nesbitt) l’occasione di incontrarsi davanti alla telecamere: lo scopo è esortare un paese ancora diviso in due alla reciproca comprensione e al perdono. Alistair è ormai un uomo maturo, totalmente diverso dal fanatico che era. Scontata la sua pena in carcere, da anni gira il mondo per raccontare la sua esperienza e diffondere un messaggio di pace. Joe si è sposato, ha due bambine, ma l’omicidio del fratello ha segnato la sua infanzia, alienandogli l’amore della madre, che gli ha sempre rimproverato di non avere fatto niente per fermare l’assassino. Pur dopo tanto tempo, la ferita nell'anima di Joe brucia ancora.

 
 
I due uomini vengono accompagnati separatamente al castello dove il network sta allestendo il set per la trasmissione, e resteranno separati fino al momento di andare in onda. Si incontreranno soltanto davanti alle telecamere. Regista, assistenti, truccatrici si prodigano per mettere ciascuno dei due a loro agio. Alistair, abituato a parlare ai microfoni, tiene sotto controllo l’inevitabile disagio. Ma il problema è Joe: perché dentro di lui la tensione monta inesorabilmente, ora dopo ora, fino aa rivelare un’inquietudine che può portare a tutto fuorché a una riconciliazione...

L’ombra della vendetta è praticamente un film “da camera”, girato quasi completamente in interni. Una prova di notevole abilità registica da parte di Hirschbiegel e una prova d’attore per i due interpreti. Neeson è la star che conosciamo e si cala con ovvia naturalezza nei panni dell’assassino redento, ma qui è una sorpresa James Nesbitt. Già poliziotto infiltrato, maschera di ghiaccio e nervi d’acciaio nella serie Murphy’s Law, qui Nesbitt dà vita a un personaggio totalmente diverso: uno sfortunato psicolabile che ha atteso trent’anni per avere i suoi “cinque minuti di paradiso” (titolo originale del film). Ma che non saranno esattamente come se li aspettava. 

Per due terzi – quelli della preparazione all’incontro televisivo nel castello – il film è un gioiello di tensione sapientemente distillata, mentre nell’ultimo terzo lo scioglimento finale resta un po’ soffocato dalla sua stessa coerenza. In ogni caso, in mezzo a tante produzioni fatte con lo stampino, L’ombra della vendetta è una boccata d’ossigeno e merita un recupero. Last but not least: lo sceneggiatore è Guy Hibbert, che qualche anno dopo firmerà un altro interessante dramma claustrofobico, Il diritto di uccidere (2015) per la regia di Gavin Hood.

Qui trovate il trailer originale: https://www.youtube.com/watch?v=uZOE7HgvI3c

Qui un’intervista al regista Oliver Hirschbiegel: https://www.altfg.com/film/oliver-hirschbiegel-interview/